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Pensieri sparsi di Padre Pio


Camminate con semplicità nella via del Signore e non tormentate il vostro spirito. Bisogna che odiate i vostri difetti ma con odio tranquillo e non già fastidioso ed inquieto; fa d’uopo avere con essi pazienza e ritrarne vantaggio mediante un santo abbassamento. In difetto di tal pazienza, mie buone figliole, le vostre imperfezioni, invece di scemare, crescono sempre più, non essendovi cosa che nutrisca tanto i nostri difetti quanto l’inquietudine e la sollecitudine di volerli allontanare.
Guardati dalle ansie ed inquietudini, perché non vi è cosa che maggiormente impedisca il camminare nella perfezione. Poni, figliuola mia, dolcemente il tuo cuore nelle piaghe del nostro Signore, ma non a forza di braccia. Abbi una gran confidenza nella sua misericordia e bontà, ch’egli non ti abbandonerà mai, ma non lasciare per questo di abbracciare bene la sua santa croce.
Non ti inquietare quando non puoi meditare, non puoi comunicarti e non puoi attendere a tutte le pratiche devote.Cerca in questo frattempo di supplire diversamente col tenerti unita a nostro Signore con una volontà amorosa, con le orazioni giaculatorie, con le comunioni spirituali.
Camminiamo, dunque, sempre anche nel nostro passo lento; purché abbiamo l’effetto buono e risoluto, non possiamo se non camminare bene. No, mie carissime figliole, non è necessario per l’esercizio della virtù stare attualmente attente a tutte; questo veramente imbroglierebbe e ravvolgerebbe troppo i vostri pensieri ed effetti.
Non ti affaticare intorno a cose che generano sollecitudine, perturbazioni ed affanni. Una sola cosa è necessaria: sollevare lo spirito ed amare Dio.
L’ansietà è uno dei maggiori traditori che la vera virtù e soda devozione possa mai avere; finge di riscaldarsi al bene operare, ma non lo fa, se non per raffreddarsi, e non ci fa correre, per farci inciampare e per questo bisogna guardarsene in ogni occasione, particolarmente nell’orazione; e per meglio riuscirci, sarà bene ricordarsi che le grazie e i gusti dell’orazione non sono acque della terra ma del cielo, e che perciò tutti i nostri sforzi non bastano a far cadere, benché sia necessario il disporsi con grandissima diligenza sì, ma sempre umile e tranquilla: bisogna tenere il cuore aperto verso il cielo, ed aspettare di là la celeste rugiada.
Di che dovete affannarvi se Gesù vuol farvi pervenire alla patria celeste per i deserti o per i campi, quando e per gli uni e per gli altri si perverrà lo stesso alla beata eternità? Allontanate da voi ogni soverchia preoccupazione che nasce dalle prove con le quali il buon Dio vuole visitarvi; e se ciò non è possibile, allontanatene il pensiero ed in tutto vivete rassegnati ai divini voleri.
La spirito di Dio è spirito di pace, ed anche nelle mancanze più gravi ci fa sentire un dolore tranquillo, umile, confidente, e ciò dipende appunto dalla sua misericordia.
Lo spirito del demonio, invece, eccita, esaspera e ci fa provare, nello stesso dolore, quasi l’ira contro noi stessi, mentre invece la prima carità la dobbiamo appunto usare verso di noi. Quindi se alcuni pensieri ti agitano, questa agitazione non viene mai da Dio, che ti dona la tranquillità, essendo spirito di pace, ma dal diavolo.
Lo slancio di essere nella pace eterna è buono, è santo; ma bisogna moderarlo con la completa rassegnazione ai divini voleri: meglio fare il divin volere sulla terra che godere il paradiso. “Soffrire e non morire”, era il motto di santa Teresa. E’ dolce il purgatorio (in questa terra) quando si pena per amor di Dio…Devi piuttosto umiliarti davanti a Dio anziché abbatterti d’animo, se egli ti riserba le sofferenze del suo Figliuolo e vuol farti esperimentare la tua debolezza.
E la pazienza è maggiormente perfetta, quanto è meno mescolata di sollecitudine e di disturbi. Se il buon Dio vuole prolungare l’ora della prova, non vogliate lamentarvene ed investigarne il perché, ma tenete sempre presente questo che i figli di Israele stettero a viaggiare per quarant’anni nel deserto prima di mettere piede nella terra promessa.
di Henri Nouwen
Spesso la missione è pensata esclusivamente in termini di donazione, ma la vera missione è anche ricevere. Se è vero che lo Spirito di Gesù soffia dove vuole, non c’ è persona che non possa dare quello Spirito. A lungo andare, la missione è possibile soltanto quando è tanto ricevere che dare, tanto essere presi a cuore che prendere a cuore.
Siamo mandati agli ammalati, ai morenti, agli handicappati, ai carcerati e ai rifugiati per portare loro la buona notizia della resurrezione del Signore. Ma ci spegneremmo subito, se non potessimo ricevere lo Spirito del Signore da coloro cui siamo mandati.
Quello Spirito, lo Spirito d’amore, è nascosto nella loro povertà, nel loro essere a pezzi e nella prostrazione, nel loro dolore. Ecco perché Gesù ha detto: «Beati i poveri, i perseguitati e gli afflitti». Ogni volta che li raggiungiamo, essi a loro volta -ne siano consapevoli o meno -ci benedicono con lo Spirito di Gesù, diventando così nostri ministri.
Senza questa reciprocità del dare e del ricevere, missione e ministero diventano facilmente manipolabili o violenti. Infatti, quando soltanto uno dà e l’altro riceve, colui che dà diventa presto un oppressore e coloro che ricevono vittime. Ma quando colui che dà riceve e colui che riceve dà, il circolo d’amore, iniziato nella comunità dei discepoli, può allargarsi persino a tutto il mondo.
Fa parte dell’ essenza della vita eucaristica far crescere questo cerchio d’amore.
E sentiremo racconti di solitudine, paura, rifiuto, abbandono e tristezza immensi. Dobbiamo ascoltare, spesso a lungo, ma ci sono anche le opportunità di dire a parole o con semplici gesti: «Non sapevi che ciò per cui ti stai affliggendo può essere vissuto anche come una via per qualcosa di nuovo? Probabilmente è impossibile cambiare quello che ti è successo, ma sei ancora libero di scegliere come viverlo».
La maggior parte della gente semplicemente non crede che siano possibili i cambiamenti radicali e non riesce a dare la sua fiducia quando incontra gli sconosciuti. Ma ogni volta che c’è un incontro reale che conduce dalla disperazione alla speranza e dall’amarezza alla gratitudine, vedremo dissolversi parte delle tenebre e trasformarsi in luce.
Questa è stata, e continua a essere, l’esperienza di coloro che vivono una vita eucaristica. Essi vedono come loro missione sfidare persistentemente i loro compagni di viaggio a scegliere la gratitudine invece del risentimento e la speranza invece della disperazione.Le poche volte in cui questa sfida viene accettata sono sufficienti per rendere la loro vita degna di essere vissuta. Veder comparire un sorriso in mezzo alle lacrime significa essere testimoni di un miracolo -il miracolo della gioia.
Statisticamente niente di tutto ciò è molto interessante.Coloro che chiedono: «Quante persone avete raggiunto? Quanti cambiamenti avete apportato? Quanti mali avete curato? Quanta gioia avete creato?», riceveranno sempre delle risposte deludenti. Gesù e i suoi seguaci non ebbero grande successo.
Il mondo è ancora un mondo buio, pieno di violenza, corruzione, oppressione e sfruttamento. Probabilmente lo sarà sempre! La domanda non è «Quanto presto e quanti?», ma «Dove e quando?». Dov’è celebrata l’eucaristia, dove sono le persone che si mettono insieme intorno alla mensa spezzando il pane insieme e quando ciò avviene?
Il mondo si trova sotto il potere del male. Il mondo non riconosce la luce che risplende nell’oscurità. Non lo ha mai fatto; mai lo farà. Ma ci sono persone che, in mezzo a questo mondo, vivono! Con la consapevolezza che egli è vivo e dimora dentro di noi, che egli ha superato il potere della morte e ha aperto la via della gloria.
Ci sono persone che si riuniscono insieme, che si mettono intorno alla tavola e fanno quello che lui ha fatto, in memoria di lui, cioè vanno a Messa. Ma le stesse persone continuano a raccontarsi le storie di speranza e insieme vanno fuori a prendersi cura dei loro simili, senza pretendere di risolvere tutti i problemi, ma di portare un sorriso a un morente e una piccola speranza a un bambino abbandonato?
È così piccola, così non spettacolare, così nascosta questa vita eucaristica, ma è come lievito, come un granello di senape, come un sorriso sul volto di un bambino. È ciò che tiene vivi la fede, la speranza e l’amore in un mondo che è continuamente sull’orlo dell’autodistruzione.
L’eucaristia, a volte, è celebrata con grande cerimonia, in splendide cattedrali e basiliche. Ma più spesso è un ‘piccolo’ evento di cui sanno poche persone.
Avviene in un soggiorno, nella cella di una prigione, in una soffitta -lontano dalla vista dei grandi movimenti del mondo. Avviene in segreto; senza paramenti, candele o incenso.
Avviene con gesti così semplici che dall’esterno non si sa nemmeno che hanno luogo. Ma grande o piccolo, festivo o nascosto, è lo stesso evento, il quale rivela che la vita è più forte della morte e l’amore più forte della paura.

