La Messa inizia quando finisce…

di Henri Nouwen

Spesso la missione è pensata esclusivamente in termini di donazione, ma la vera missione è anche ricevere. Se è vero che lo Spirito di Gesù soffia dove vuole, non c’ è persona che non possa dare quello Spirito. A lungo andare, la missione è possibile soltanto quando è tanto ricevere che dare, tanto essere presi a cuore che prendere a cuore.

Siamo mandati agli ammalati, ai morenti, agli handicappati, ai carcerati e ai rifugiati per portare loro la buona notizia della resurrezione del Signore. Ma ci spegneremmo subito, se non potessimo ricevere lo Spirito del Signore da coloro cui siamo mandati.

Quello Spirito, lo Spirito d’amore, è nascosto nella loro povertà, nel loro essere a pezzi e nella prostrazione, nel loro dolore. Ecco perché Gesù ha detto: «Beati i poveri, i perseguitati e gli afflitti». Ogni volta che li raggiungiamo, essi a loro volta -ne siano consapevoli o meno -ci benedicono con lo Spirito di Gesù, diventando così nostri ministri.

Senza questa reciprocità del dare e del ricevere, missione e ministero diventano facilmente manipolabili o violenti. Infatti, quando soltanto uno dà e l’altro riceve, colui che dà diventa presto un oppressore e coloro che ricevono vittime. Ma quando colui che dà riceve e colui che riceve dà, il circolo d’amore, iniziato nella comunità dei discepoli, può allargarsi persino a tutto il mondo.

Fa parte dell’ essenza della vita eucaristica far crescere questo cerchio d’amore.

E sentiremo racconti di solitudine, paura, rifiuto, abbandono e tristezza immensi. Dobbiamo ascoltare, spesso a lungo, ma ci sono anche le opportunità di dire a parole o con semplici gesti: «Non sapevi che ciò per cui ti stai affliggendo può essere vissuto anche come una via per qualcosa di nuovo? Probabilmente è impossibile cambiare quello che ti è successo, ma sei ancora libero di scegliere come viverlo».

La maggior parte della gente semplicemente non crede che siano possibili i cambiamenti radicali e non riesce a dare la sua fiducia quando incontra gli sconosciuti. Ma ogni volta che c’è un incontro reale che conduce dalla disperazione alla speranza e dall’amarezza alla gratitudine, vedremo dissolversi parte delle tenebre e trasformarsi in luce.

Questa è stata, e continua a essere, l’esperienza di coloro che vivono una vita eucaristica. Essi vedono come loro missione sfidare persistentemente i loro compagni di viaggio a scegliere la gratitudine invece del risentimento e la speranza invece della disperazione.Le poche volte in cui questa sfida viene accettata sono sufficienti per rendere la loro vita degna di essere vissuta. Veder comparire un sorriso in mezzo alle lacrime significa essere testimoni di un miracolo -il miracolo della gioia.

Statisticamente niente di tutto ciò è molto interessante.Coloro che chiedono: «Quante persone avete raggiunto? Quanti cambiamenti avete apportato? Quanti mali avete curato? Quanta gioia avete creato?», riceveranno sempre delle risposte deludenti. Gesù e i suoi seguaci non ebbero grande successo.

Il mondo è ancora un mondo buio, pieno di violenza, corruzione, oppressione e sfruttamento. Probabilmente lo sarà sempre! La domanda non è «Quanto presto e quanti?», ma «Dove e quando?». Dov’è celebrata l’eucaristia, dove sono le persone che si mettono insieme intorno alla mensa spezzando il pane insieme e quando ciò avviene?

Il mondo si trova sotto il potere del male. Il mondo non riconosce la luce che risplende nell’oscurità. Non lo ha mai fatto; mai lo farà. Ma ci sono persone che, in mezzo a questo mondo, vivono! Con la consapevolezza che egli è vivo e dimora dentro di noi, che egli ha superato il potere della morte e ha aperto la via della gloria.

Ci sono persone che si riuniscono insieme, che si mettono intorno alla tavola e fanno quello che lui ha fatto, in memoria di lui, cioè vanno a Messa. Ma le stesse persone continuano a raccontarsi le storie di speranza e insieme vanno fuori a prendersi cura dei loro simili, senza pretendere di risolvere tutti i problemi, ma di portare un sorriso a un morente e una piccola speranza a un bambino abbandonato?

È così piccola, così non spettacolare, così nascosta questa vita eucaristica, ma è come lievito, come un granello di senape, come un sorriso sul volto di un bambino. È ciò che tiene vivi la fede, la speranza e l’amore in un mondo che è continuamente sull’orlo dell’autodistruzione.

L’eucaristia, a volte, è celebrata con grande cerimonia, in splendide cattedrali e basiliche. Ma più spesso è un ‘piccolo’ evento di cui sanno poche persone.

Avviene in un soggiorno, nella cella di una prigione, in una soffitta -lontano dalla vista dei grandi movimenti del mondo. Avviene in segreto; senza paramenti, candele o incenso.

Avviene con gesti così semplici che dall’esterno non si sa nemmeno che hanno luogo. Ma grande o piccolo, festivo o nascosto, è lo stesso evento, il quale rivela che la vita è più forte della morte e l’amore più forte della paura.

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