Incontro sulla Famiglia. Civiltà Cattolica: è tempo di pensare la famiglia come non si è mai fatto

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“La famiglia è una bella istituzione perché non è armoniosa; è sana perché contiene discrepanze e diversità”. Con questa frase di Chesterton, p. Spadaro ha aperto lo spazio degli interventi, ricordando le sfide sul tappeto e anche il fatto che papa Francesco più che “un” sinodo sulla famiglia abbia voluto un vero “processo sinodale” che andrà avanti anche dopo la fine di ottobre.

Mons. Paglia, nel suo saluto introduttivo, ha affermato che “spessore teologico e pratica pastorale sono facce diverse della stessa medaglia”. Il Sinodo poi “non è un’arena per esporre le proprie prospettive, ma un dialogo per raggiungere un consenso il più vasto possibile, sapendo che Pietro è una roccia che garantisce la solidità, non un muro che si alza.

Mons. Sequeri ha evidenziato le premesse che rendono possibile la “pensabilità” della famiglia ai nostri giorni. In effetti, neppure la Chiesa si è mai soffermata a “pensare” la famiglia in tutta la sua complessità, probabilmente perché non se ne è sentita la necessità. Ogni specifica disciplina (la teologia morale, la teologia pastorale, il diritto canonico, la psicologia e la sociologia) si è sempre concentrata su un aspetto particolare della famiglia. Due i luoghi a partire dai quali si potrebbe impostare la riflessione: la categoria di alleanza tra uomo e donna e il prendere casa dell’erotico.
Riscoprire l’alleanza tra uomo e donna consente all’individuo di recuperare la dimensione dell’alterità e liberarlo dalla sua pretesa di autosufficienza, soprattutto nell’apertura al mistero della generazione e della collaborazione nella cura della creazione.
Il tema dell’erotico, dopo aver esaurito il potenziale ossessivo che ha caratterizzato lo sguardo della Chiesa per secoli, deve essere ora affrancato dallo sguardo diffidente che lo vede esclusivamente bloccato tra esibizione del potere e potere dell’esibizione, per ridargli una casa stabile nell’umano e non considerarlo come ospite in transito.

Massimo Recalcati ha sottolineato l’urgenza di ripensare la famiglia a partire “dai piedi”, cioè dalla sua realtà. Due menzogne attanagliano la precomprensione del legame familiare: il “nuovo” e l’autosufficienza. Il “nuovo” costringe a pensare i legami a scadenza, destinati a esaurirsi nel tempo, istituendo un rapporto inverso tra durata e intensità. L’autosufficienza esalta lo sviluppo della libertà personale (tipica di alcune scuole di psicologia) che ritiene l’individuo maturo quando sufficientemente immune dalle sue relazioni.
Quattro i temi da esplorare:

  • Rielaborare il legame genitoriale a partire dall’adozione, il gesto simbolico che dice l’assunzione di responsabilità nei confronti del nascituro.
  • Ristabilire il senso dell’impossibile, che significa assumersi la responsabilità di limitare per il bene dell’altro.
  • Ripartire “dai piedi”, cioè dal fatto che il senso del legame familiare emerge dalla fedeltà alla quotidianità e non dalla sua spiegazione razionale.
  • Custodire la promessa di bellezza inscritta nel legame familiare come antidoto a tutte le forme di godimento istantanee

Chiara Giaccardi si è soffermata sulla constatazione che la famiglia è un paradosso basato su un’alleanza che ogni giorno si rompe e si ricompone. La categoria di paradosso libera dalle forme stereotipate e idealizzate con cui abbiamo guardato sinora la famiglia e restituisce una dimensione realistica al vissuto dei legami. E’ vero che la famiglia è sotto attacco, come si dice, ma è altrettanto vero che questa non è una novità. E talvolta i nemici della famiglia rischiano di essere proprio i cattolici. Ciò che è in crisi non è la famiglia come istituzione, bensì la forma storica che abbiamo sotto gli occhi. Occorre mantenere la consapevolezza sul fatto che la famiglia non è una prerogativa dei cattolici. E’ una spina che infastidisce la nostra cultura attuale perché è luogo dell’inefficienza, della perdita di tempo. Ci fa confrontare l’alterità che non abbiamo scelto (figli, suoceri).
Può diventare un luogo dove esercitare la libertà in condizioni di non sovranità.

(fonte: Gesuiti News)

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